Proiezioni di desiderio 

(sta prendendo corpo)   

Mi chiedo chi stabilisca i canoni di bellezza. 

Come si sviluppi la mutazione del proprio corpo, in un mondo di forte radice virtuale, dove il contatto è digitale, l’approccio segue piste e canali nuovi di comunicazione, dove il riscaldamento del fervore riduce la trasmissione dei circuiti, dove i processori si innestano nei meccanismi sociali. 

 

Guardo il corpo di donna. Le si proiettano addosso le proprie ansie, paure, ma soprattutto i propri desideri irrisolti. E proiettando, si riduce la percezione della superficie su cui è proiettato. Come una tela bianca, ci si dimentica di lei, e si esalta il proprio desiderio.  

Si perde la cognizione su cosa sia una donna.  

Le si chiede di mutare. Cambiare. Modificarsi. Con strumenti chirurgici, chimici, coloranti, staffe e acciaio, laser e luce.

Un mondo che bombarda con canoni di bellezza, di comportamento, di atteggiamento: moda feroce e trasgressiva; modelli di riferimento che popolano tutti media, che poi ritroviamo in metro, in auto, in tv, nei giornali, per strada, ovunque; stile di vita e di comportamento sempre più legato ad una omologazione.  Un mondo sempre più veloce, sempre più piccolo, sempre più cyber.   

Il corpo viene piallato con strumenti di ritocco, perde la sembianza di essere vivente, e diventa più un insieme di componenti smembrati e riassemblati successivamente; invece che una amalgama di un’anima e di un organismo, coagulati in un sistema corale e sinfonico. 

L’apparire digitale diventa modificato, ritoccato, plasticamente rimodellato. Ma anche frammentato, innestato, montato.  

La proiezione viene intesa come processo che attribuisce valore e contenuto ad altre persone (che ti donano attenzione e ascolto, come il malato con lo psichiatra), che mutano aspetto e apparenza. La proiezione diventa quello che manca, diventa quello che si desidera a prescindere della natura originaria della persona su cui si proietta.  

La proiezione influenza di rimando la comunicazione dell’emittente. Chi proietta quasi dimentica di essere un emittente di desiderio e mancanza. È un circolo vizioso: quello che si proietta non ha una rispondenza con il reale, e quindi diventa più forte ancora l’aspettativa della proiezione, in un processo che si aggroviglia su se stesso.  

Si snatura l’essenza della donna che si sta guardando, e la si elabora secondo un immaginario, inquinato da quello Globale, la si introietta (all’interno dell’ ID) in un desiderio senza errori.

Senza difetti.   

Con un calcolo informatico della duplicazione, i corpi diventano algoritmi di comprensione, poveri e spogli, che chiudono in un archivio circuiti integrati, o vari componenti delle pulsioni e della brama viscerale. 

5 modelle. 

Smembrate in un campionario di desiderio.  

Lastre e calchi senza anima, in un mondo che comunica in modo banale, scialbo,  misero. 

E che produce un immaginario banale, scialbo, misero. 

Matematicamente perfetto.