Traslazioni della memoria

(Il luogo dell’Immagine)

Il processo di costruzione della memoria in tre passaggi differenti. Un negativo, un positivo, e un positivo diretto che si avvicina più ad un foto stenopeico. In questi diversi passaggi l’Immagine cambia luogo: inizia con il cosmo, una esplosione che dura da millenni, fotoni in viaggio da 8 minuti e qualcosa, rimbalzano sul marmo e sulla pietra, colpiscono la pellicola e lì si trasformano.

L’Immagine cosmica, potenzialità in essere, si declina in una pellicola. Negativa.

Il luogo dell’Immagine diventa poi il positivo, che si può guardare in trasparenza, alzandola controluce magari (usando fotoni figli della stessa nucleosintesi), e poi scompare se appoggiata su una superficie scura. E così ancora, il cartoncino che si arriccia, porta una nuova versione dell’Immagine, che cambia di nuovo luogo. Si sposta, si trasla verso un altro medium. E il medium stesso si modifica, increspandosi, muovendosi, creando riflessi e barbigli di luce inaspettati.

E poi, lo spettatore, che fissa questi tre momenti, assorbe l’Immagine. La fa sua, la colloca all’interno dei propri gangli neurali, dentro il proprio cervello.
Dentro il proprio corpo.
Ed è qui che riposa l’Immagine. Nel corpo. L’ultimo luogo. Intimo e riservato. A cui attingere ogni volta che si vuole.
Ma anche qui l’Immagine si sposta, si trasla, perde dettagli, o aumenta il rumore cosmico, come la polvere, le ditate, la sporcizia, gli elementi che sbiadiscono.
Un giorno questa Immagine verrà raccontata, e cambierà nuovamente medium e luogo.
In un ciclo di spostamenti.
In un percorso di traslazioni della memoria.

 

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