Il mio percorso di ricerca estetica e narrativa ha come basi la fotografia di strada: espressione pura e sintetica della casualità delle situazioni, che racconta la vita, la strada, la città, usando la combinazione di più elementi narrativi forti che si compongono in una immagine dal significato intenso.

Nella sua espressione più abusata e leziosa, la fotografia di strada farebbe largo uso di scatti in bianco e nero, e l’ironia diventa il principale contenuto.

Nella mia visione, l’ironia della casualità è uno strumento di analisi e di indagine del sostrato sociale di una realtà urbana o di un popolo intero.

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La fotografia nasce sempre da una domanda, e il suo approfondimento. Ho iniziato a scattare per strada, nei vicoli di Napoli di fine secolo, rendendomi conto subito di come la combinazione di elementi diversi e casuali potesse raccontare fermamente questa città: le contraddizioni e le sublimi sfaccettature di un popolo così confusionario e caotico, ma aperto e curioso, venivano catturate da fotografie casuali, ma rappresentative.

Sullo sfondo di questo percorso, a fare da scenografia, un susseguirsi di pubblicità e cartelli esposti, hanno attirato la mia attenzione, fino ad acquistare un importante peso nelle mie immagini, diventandone una quinta teatrale. La pubblicità viene usata per palesare il modo con cui un popolo si raffigura, si racconta, o ancora come desidera essere e si proietta. Ho portato all’essenza questo rapporto fra fotografia di strada e pubblicità, ho raffinato il percorso in un’espressione artistica più universale. La forza di immagini senza luogo è la possibilità di essere qualsiasi luogo e raccontare qualsiasi popolo. Un’espressione sintetica e universale di un’idea.

Qui nasce Traslazioni Metropolitane, che unisce fotografia di strada, di combinazione, casuale, eppure straordinaria, all’analisi sociale dell’immaginario collettivo.

Occhi e visi che spuntano dal muro, che osservano, che silenziosamente guardano e forse giudicano; mentre corpi vengono trasportati lateralmente -traslati, come si fa per i cadaveri – passati in rassegna, analizzati, o esposti allo sguardo enigmatico delle pubblicità.

Lo slittamento laterale è veloce e rapido, eppure lascia spiragli a sguardi misteriosi.

Lo spostamento avviene non in piena luce, come ad esempio su una autostrada – altro perfetto luogo non-luogo aperto e luminoso, con un cielo per cappello e una striscia d’asfalto come tappeto morbido su cui giocare. Invece, qui si svolge nell’oscurità delle viscere della metropoli, un trasporto sotterraneo di corpi immobili, un reticolo di vie di fuga e un dispiegarsi di desideri in movimento, un canale del parto, e la spinta ad uscire alla luce del sole, nella città Madre che fuori ci aspetta.

Nel 2006, nella metropolitana di Berlino, uno scatto in diapositiva invertita diede alla luce un viso minaccioso che mi fissava dal finestrino del vagone in veloce movimento. L’istante ha creato una sintesi concettuale della mia ricerca, fra le più riuscite. Il percorso da lì è stato relativamente semplice: riuscire a raccogliere immagini con due differenti livelli di lettura, estetico e di contenuto che potessero sintetizzare anni di ricerca.

Ho iniziato a raccogliere un numero importante di ambienti e traslazioni, ho fotografato numerose città anche molto diverse tra loro con l’obiettivo ambivalente di produrre immagini che raccontassero un luogo e un popolo, unito ad una matrice estetica riconoscibile e una precisa ricerca del bello.

Mi sono ritrovato così con una sequenza di immagini accomunate da una stessa matrice compositiva – il colore strisciato dei vagoni che traslano lateralmente è il piano su cui si muovono i corpi e l’occhio fisso che guarda immobile – che rende il progetto fuori dal luogo, rompendo la regola della contestualizzazione da fotografia di strada e uniformando le città in un unico, identico flusso costante di anime e corpi, istante e caso, in un’ininterrotta sequenza di fotografie che attraversano lo spazio – tempo, in un chrónos-topos concettuale, dove tutti i luoghi sono simili, e città e pubblicità si identificano negli elementi essenziali.

Tutto si fonde in un unico flusso, in una unica enorme traslazione metropolitana.

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